“La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano

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Paolo Giordano è l’autore del romanzo “La solitudine dei numeri primi”, pubblicato nel gennaio del 2008, che vince nello stesso anno il Premio Campiello Opera Prima e il Premio Strega: a 26 anni, è il più giovane scrittore ad aver vinto quest’ultimo riconoscimento letterario. Il romanzo ha venduto più di 600.000 copie ed è ancora in cima alle classifiche dei libri più acquistati in Italia. Nel 2009 è stato prodotto un film tratto dal romanzo, i cui diritti sono stati acquistati dalla casa di produzione Offside.

Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure divisi.

Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano primi gemelli: due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero, come l’11 e il 13, il 17 e il 19… A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza ma, gli studiosi assicurano, anche quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatterà in altri due gemelli, stretti l’uno all’altro nella loro solitudine. Mattia e Alice, i protagonisti di questo romanzo, sono due persone speciali che viaggiano sullo stesso binario ma destinati a non incontrarsi mai. Tra gli amici, in famiglia, sul lavoro, Alice e Mattia, portano dentro e fuori di sé i segni di un passato terribile. La consapevolezza di essere diversi dagli altri non fa che accrescere le barriere che li separano dal mondo fino a portarli a un isolamento atrocemente arreso.

La solitudine dei numeri primi è un romanzo che si trasforma continuamente: le descrizioni quasi elementari dei primi capitoli, quando le vite di Mattia e Alice devono ancora incrociarsi, lasciano il posto a una profondità di pensiero imprevedibile e inaspettata. Il linguaggio si affina, le frasi si intrecciano, i pensieri si complicano. Paolo Giordano sposta l’obiettivo su i turbamenti, le cicatrici, i fallimenti mai confessati e l’incapacità di vivere quelli che normalmente sono considerati successi, insomma, tutta l’umanità scartata dagli altri scrittori.

La realtà non è solo quella che si spalanca dinanzi ai nostri occhi. Per scoprirla, bisogna imparare ad affinare lo sguardo.

2 Commenti

    • Tamara
    • 10 marzo 2014

    Una cretinata. E lo posso dire forte. Sono arrivata alla fine a stento tanto per avere il diritto di giudizio. Giordano non scrive male ma la storia è vuota. I due personaggi principali sono estremamente patetici. Non consiglierei questo libro a nessuno. Per me è stata una clamorosissima perdita di tempo e di soldi.

    • Marco
    • 30 agosto 2015

    A me invece è piaciuto molto; l’ho letto velocemente e scorrevolmente. Secondo me è questione di gusti; non è molto positivo come romanzo, anzi, è abbastanza negativo e non è che ci sia “azione”, ma, a mio parere, è un bel libro.

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