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“Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali”

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“Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali” è un libro dotato di molti pregi e un solo difetto. Quest’ultimo, però, finisce col compromettere il giudizio stesso dell’opera.

Difatti, se è vero che la narrazione prosegue spedita e con godibilissimi colpi di scena per più e più pagine, proprio la parte finale del romanzo diventa pericolosamente noiosa: l’inseguimento dello Spettro da parte di Jacob, il protagonista, e i suoi amici speciali, appare forzato e surreale, a tratti estenuante. Sembra quasi che l’autore abbia esaurito gli assi nella manica per concludere il libro in maniera convincente, rifilandoci un sottomarino comparso dal nulla e un salvataggio in extremis delle penne di Miss Peregrine. Inoltre, che tale somma impresa sia compiuta da uno sparuto gruppo di ragazzini, mentre, poco prima, una ymbryne esperta (con corredo di bambini dai super poteri al seguito) sia stata costretta alla capitolazione dalla minaccia di un’unica pistola, suona certo inverosimile. Troppo, per un’opera che ha giocato magistralmente col confine sottile che separa verità e menzogna, realtà e follia. I lettori hanno davvero sofferto i dubbi e gli incubi patiti da un protagonista impegnato a legittimare non solo la figura del nonno Abraham, unico modello adulto positivo e di riferimento, ma anche la propria, nel drammatico passaggio dall’adolescenza all’età adulta attraverso l’esperienza della morte. L’intero libro, del resto, non parla d’altro: l’anello temporale ideato da Miss Peregrine, dove si è smesso di invecchiare e tutto si ripete in maniera identica giorno dopo giorno, è l’antitesi della vita stessa, se intendiamo quest’ultima come possibilità di mutare, evolversi, essere liberi di decidere per se stessi.
L’autore Ransom Riggs ha avuto il merito di saper costruire la trama del suo libro ispirandosi a stranissime foto d’epoca messegli a disposizione da collezionisti e habitué dei mercatini delle pulci. Inserendole fra le pagine, non ci ha soltanto offerto un’ancora visiva (i soggetti delle foto vengono puntualmente citati nelle righe che li precedono), ma un vero e proprio trampolino di lancio per l’immaginazione: quello che risulta evidente si combina con ciò che non vediamo, ma che supponiamo possa esserci. In altre parole, interagiamo direttamente col romanzo, familiarizzando con personaggi e situazioni descritti. La decorazione dei risguardi e delle pagine dedicate alla numerazione dei capitoli, poi, riporta alla memoria la carta da parati damascata tanto in auge negli ambienti di epoca vittoriana: periodo in cui, giocando sempre con la fantasia, potrebbe essere stata costruita la casa dei ragazzi speciali. Riggs, in altre parole, è il pifferaio magico che ci trascina in una dimensione parallela, incantandoci e turbandoci con una fiaba dark la cui melodia si rivolge ai più giovani, ma che tratta di qualcosa che tutti, prima o dopo, abbiamo in sorte di conoscere: il dolore dell’assenza, l’affanno del rimorso, lo struggimento dei ricordi. Peccato, veramente, per il finale un po’ debole: ma nessuno è perfetto e la scrittura è un mare insidioso, ricco di sirene e relitti di naufragi. Ransom Riggs, comunque, ha ottime probabilità di rimanere a galla.“La casa dei ragazzi speciali” è il primo volume della trilogia di Miss Peregrine, con altri due titoli a disposizione dei lettori: “Hollow city” e “La biblioteca delle anime”. Il regista Tim Burton, inoltre, ne ha tratto un film prodotto dalla Twentieth Century Fox, con Eva Green, Samuel L. Jackson e Rupert Everett.

 

Ci aggrappiamo alle favole finché il prezzo da pagare per le nostre illusioni diventa troppo alto.

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