Hunger games

“Hunger games” di Suzanne Collins

Condividi su Google Plus

Hunger Games è il primo libro della fortunatissima trilogia (Hunger games; Hunger games. La ragazza di fuoco; Hunger games. Il canto della rivolta) creata dalla scrittrice statunitense Suzanne Collins. Nel 2012 ne è stato tratto il film omonimo, grande campione di incassi.

Katniss Everdeen ha 16 anni ed è la protagonista del romanzo. Orfana di padre, vive nella terra di Panem, nazione divisa in 12 distretti e governata dal regime instaurato dal presidente Snow, con sede a Capitol City. In seguito ad un passato tentativo di rivolta contro la capitale, ogni anno un ragazzo e una ragazza di età compresa fra i 12 e i 18 anni vengono prelevati (“la Mietitura”) in maniera casuale da ogni distretto e costretti a partecipare agli Hunger Games, un evento televisivo nel corso del quale i partecipanti, o “tributi”, devono combattere sino alla morte in un luogo prestabilito, l’Arena, sino a quando solo uno sopravvive. Katniss, proveniente dal Distretto 12, si offre volontaria quale partecipante alla 74ª edizione dei giochi per salvare la propria sorella minore, Prim. L’altro partecipante ai giochi proveniente dallo stesso Distretto è Peeta Mellark, il figlio del fornaio, che Katniss conosce sin dalla scuola e che una volta le ha offerto del pane quando la sua famiglia stava per morire di stenti. Adesso è la vita di entrambi ad essere in gioco, nel vero senso della parola.

I due non potrebbero essere più diversi. Diventata adulta troppo in fretta a causa della perdita del padre in miniera e della povertà patita, Katniss ha sviluppato un carattere diffidente, impulsivo e testardo, amante della propria indipendenza, seppur legatissima alla sorella minore. Peeta, invece, è sensibile, assennato e di buona compagnia. Pur godendo di una condizione sociale ed economica migliore rispetto a quella della ragazza, anch’egli non risulta immune alla sofferenza: la madre lo disprezza profondamente, ma non ci è dato conoscerne il motivo. Katniss, più volitiva ed energica, è indubbiamente l’eroina assoluta della storia. Ma senza il suo compagno di squadra, in realtà, non crediamo sarebbe andata veramente lontano. Perché Peeta, oltre a proteggerla, consigliarla, “contenerla”, le consegna soprattutto un messaggio fondamentale: qualsiasi cosa gli Hunger games li costringeranno ad affrontare, egli non perderà la sua umanità. Non diventerà una pedina priva di volontà; anche a costo della vita, non si trasformerà in qualcosa che non è.

Perché questo è il vero scopo degli Hunger games, “I giochi della fame”: scegliere le proprie vittime fra i più poveri, i più affamati, e spingerli l’uno contro l’altro, annientandoli fisicamente e mentalmente, per dimostrare che è il Potere a vincere sempre e non l’uomo, la sua parte più turpe e degradata. Soltanto attraverso la solidarietà e la fiducia nell’altro, unite a una buona dose di coraggio, Katniss riuscirà a sovvertire le regole del sistema e a combattere il vero nemico.

Scritto in uno stile essenziale, veloce e asciutto, il romanzo si presta ad essere letto facilmente soprattutto dai più giovani, risultando avvincente e fautore di strane “dipendenze” (quasi impossibile trattenersi dalla lettura degli altri due episodi della trilogia o non vedere il film, se piace il genere) anche per un pubblico più adulto. Peccato, però, che tale scrittura non indugi più di tanto nello studio psicologico dei personaggi o nella descrizione di luoghi, situazioni, contesti. Di conseguenza, anche la riflessione su tematiche importanti – che il libro pure suggerisce (il pericolo dei totalitarismi, il divario tra ricchi e poveri, la percezione della realtà attraverso i nuovi mass media, la spettacolarizzazione della morte e dei sentimenti) – trova poco spazio tra un avvenimento e l’altro.

Di certo, la fantasia dell’autrice ha colto a piene mani dal mondo della mitologia e dell’antichità classica: il sorteggio dei tributi ricorda la vicenda dei fanciulli ateniesi scelti per essere sacrificati al Minotauro; la competizione all’interno dell’Arena le lotte all’ultimo sangue fra i gladiatori; alcuni personaggi portano il nome di antichi romani (Caesar, Cato, Seneca); la nazione di Panem si ricollega alla locuzione latina panem et circenses (“pane e giochi del circo”), gli Hunger games, appunto, utilizzati dal presidente Snow per anestetizzare gli abitanti di Capital City, frivoli ed edonisti, e soggiogare i distretti attraverso una politica del terrore.

1 commento

    • Giorgio
    • 5 maggio 2014

    Complimenti per l’articolo. Molto interessante. Continuate cos

Lascia il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *