“Coraline” di Neil Gaiman

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Ci sono porte che non andrebbero mai aperte, per non svelare gli orrori che esse nascondono.

Lo sa bene Coraline, la bambina protagonista dell’omonimo romanzo di Neil Gaiman, pubblicato in Italia nel 2003 e dedicato ai più piccoli, ma efficacissimo nel tenere col fiato sospeso lettori di maggiore e comprovata esperienza.
Coraline emana un’aura perturbante, infatti, in quanto capace di riportare alla luce inquietudini di infantile memoria: il timore dell’abbandono, l’esperienza del rifiuto, il dolore dell’indifferenza. L’Altra madre, il demone che entra in contatto con Coraline da una dimensione parallela, sembra essere nata proprio dal senso d’estraneità, e dal crescente disagio affettivo, con cui la bambina è costretta a fare i conti giorno dopo giorno, alle prese con una madre e un padre troppo oberati di impegni per accorgersi di una figlia alla disperata ricerca di punti di riferimento. L’ostinato esplorare della protagonista, che prima dell’inizio della scuola setaccia ogni centimetro del giardino e della nuova casa in cui la famiglia si è da poco trasferita, può essere interpretato secondo tale logica. Anche i vicini di casa di Coraline, le ex attrici Miss Spink e Miss Forcible, nonché il vecchio Bobo, aspirante addestratore di topi musicisti, non sembrano essere altro che la caricatura di un’età adulta ormai giunta al tramonto, distante dai problemi reali e capace di raccontare solo se stessa.

Rimasta sola in casa, un giorno Coraline apre la porta del soggiorno che i suoi sono soliti tenere chiusa a chiave, e che nasconde un muro di mattoni, essendo quella stanza confinante con un appartamento vuoto. Con sua immensa sorpresa, però, la bambina si trova davanti un lungo corridoio che la conduce in una casa perfettamente identica a quella che ha appena lasciato, con dei genitori uguali ai suoi ad accoglierla, ma amorevoli e pieni di attenzioni. Come Alice nel Paese delle Meraviglie, Coraline fa esperienza di un mondo alla rovescia, dove ogni cosa sembra ricordarne un’altra, ma inesorabilmente deformata e alterata nella sua consistenza intrinseca. L’Altra madre, come lei stessa si fa chiamare, promette a Coraline di volerle sempre bene e giocare sempre con lei, se accetterà di ricambiare il suo affetto… e farsi cucire dei bottoni al posto degli occhi. Coraline, ovviamente, si rifiuta, ma una volta tornata nella sua vera casa scopre che i suoi genitori sono scomparsi, catturati e imprigionati dall’Altra madre.

Costretta ad affrontare una creatura abominevole e infida, Coraline imparerà alcune lezioni fondamentali: ad esempio, che il coraggio non consiste nel fare la cosa giusta al momento giusto, ma nell’affrontare ciò che ci spaventa terribilmente, anche se non ci sentiamo all’altezza della situazione e l’impresa appare disperata. Che non sempre conviene ottenere quello che si desidera, perché potrebbe nascondere risvolti pericolosi e imprevedibili.
Piuttosto che divenire preda di un amore cieco, egoista e violento, Coraline usa tutta l’intelligenza e la sensibilità di cui è in possesso per liberarsi di quel demone che vorrebbe corroderle il corpo e la mente, riducendola ad un guscio vuoto, dimentica di se stessa. Il lieto fine della storia, conquistato duramente tramite colpi di scena e studiati dettagli (insetti sgranocchiati come fossero patatine), è infine reso possibile dall’effettivo processo di maturazione compiutosi nella protagonista. Ciò che le restituirà realmente i genitori, infatti, sarà il comprendere che l’amore, innanzitutto, significa spirito di sacrificio, piena accettazione dell’altro, limiti compresi: i genitori non saranno uomini e donne perfetti, ma spesso si può “educarli” dando per primi il buon esempio.

 

Quando hai paura di qualcosa, ma la fai comunque, quello è coraggio.

 

Trailer di “Coraline e la porta magica”, il film tratto dal romanzo di Neil Gaiman (2009)

 

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